Voici ce qui arrive réellement contre tout révolutionnaire honnête en Egypte!
Selon Salma Radwan et Ahmed Hararah, deux jeunes révolutionnaires égyptiens, ce dernier a perdu sa vue après que l’armée ait visé ses yeux dans deux jours différents de la révolution, les vidéos sont réalisées par un groupe de jeunes révolutionnaires dont le nom est Mosireen (qui signifie en Arabe Nous sommes déterminés), et démontrent toutes les atrocités de l’Armée Egyptienne dès le début de la révolution populaire du 25 Janvier 2011 et jusqu’à nos jours.
Attention: ces vidéos risquent de choquer.
Voici leur link:
www.youtube.com/user/mosireen
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Une interview parue dans http://www.ilmediterraneo.it/it/speciale/7038
Ben Khalifa, giornalista e blogger tunisina ha ben descritto la realtà che sta vivendo il suo Paese in questi giorni “E’ questo un momento storico per la Tunisia: ho partecipato ad elezioni libere e trasparenti. Esprimo tutta la mia emozione per questo”. “Per quanto riguarda le donne in Tunisia- ha aggiunto la giornalista- nel nostro paese le donne godono da molti anni di una situazione migliore rispetto alle altre donne del mondo arabo: diritto di voto, di aborto, di divorzio, divieto di poligamia e parità costituzionale tra i sessi. Conquiste, però, instaurate dal padre dell’indipendenza Burguiba mentre successivamente tutti i cambiamenti sociali sono stati voluti da uomini e calati dall’alto. Le donne, negli ultimi 20 anni, sono state grosso modo emarginate a livello politico”.
Così secondo la blogger tunisina: “non bisogna ripetere gli errori di un femminismo al maschile ma unirsi in lobbies e lottare insieme per la conquista dei diritti fondamentali”.
Per quanto riguarda le elezioni tunisine per Ben Khalifa esiste ancora un’evidente emarginazione femminile: “solo il 7% dei partiti presentano donne come capilista pur rappresentando il 50% dei candidati all’Assemblea Costituente. La donna è spesso partner e/o soggetto, di uomini e fa da seconda ai capilista maschi: “se non ci fosse stato un obbligo del 50% di candidature al femminile la nuova Tunisia sarebbe nata senza donne che pure – ha spiegato la giornalista- sono al centro di una battaglia contro il fanatismo, contro l’estremismo e ssono protagoniste per la conquista della libertà, della parità, della salvaguardia e della conquista della modernità”. “Esistono ancora- ha concluso khalifa- istanze anche politiche che vogliono relegare la donna in casa, mentre la donna tunisina è incostestabilmente la chiave di volta del divenire della contestazione del Mediterraneo.
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Le net reste un moyen de communication incontournable. Il a joué le rôle de provocateur lors de la révolution du 14 janvier. Il est aujourd’hui un espace d’information et de dissension b en cette période électorale. Un espace à risque de dérapage … Ecoutez… Le Cyberespace Tunisien
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La Tunisie vit une période de transition démocratique caractérisée par des accords, des désaccords, des convergences, des divergences… Comment s’en sortir? l’impératif démocratique n’est autre que la compétition et le vote populaire… Ecoutez…Le Référundum
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La lutte contre la corruption doit connaître une mobilisation générale de la part des institutions de la société civile. Une mobilisation qui n’attend ni l’élection de la constituante ni la rédaction de la constitution…Ecoutez…CORRUPTION
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“Reporters sans frontières ” a ouvert son bureau en Tunisie pour maintenir une vigilance concernant la situation de la liberté de la presse et l’indépendance des médias en Tunisie surtout en cette période électorale. Jean François Gillard, secrétaire général de RSF revient sur la date symbolique de l’ouverture du bureau de l’association en Tunisie . Écoutons …Jean françois Gillard
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constitution
En cette période électorale le débat des partis est focalisé sur les programmes et les stratégies pour la prochaine période, or la mission première pour la constituante est de donner naissance à la constitution…
Ecoutez…PARTIS CONSTITUTION
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Parla Sondès Ben Khalifa, giornalista
della radio pubblica tunisina RTCI
Sondès Ben Khalifa è una giovane giornalista di Radio Tunisi Canale Internazionale
(RTCI) che ha risposto gentilmente alle nostre domande.

Come è avvenuta la distribuzione degli spazi radiofonici e televisivi ai vari partiti?
«Nell’intero periodo elettorale ogni partito ha diritto a soli 3 minuti sulla televisione pubblica. E questo è dovuto al fatto che dei canali privati hanno invitato alle loro emissioni rappresentanti di alcuni partiti,favorendo determinate formazioni politiche. Ciò ha creato dei problemi e per questo motivo radio e Tv pubbliche han volute comportarsi in modo corretto offrendo a ogni partito lo stesso spazio».
Che ruolo ha avuto Internet in questa campagna elettorale?
«I partiti hanno capito che nella campagna elettorale il ruolo più importante è quello assunto dal mondo virtuale. Nelle strade i tradizionali annunci elettorali sono quasi scomparsi, mentre tutti i partiti sono presenti sulla rete».
Nel Paese si teme un successo degli islamici del partito Ennahda. In quali parti del Paese è più forte questa formazione
politica?
«Questa formazione è forte soprattutto nell’interno del Paese, nelle regioni più remote
dove il livello intellettuale della popolazione è più basso e la gente è dunque più facilmente influenzabile, in quanto non ha la capacità di cogliere le contraddizioni del discorso politico portato avanti dagli islamici. Contraddizioni denunciate dagli intellettuali che hanno seguito la campagna elettorale di Ennahda. Mi ha comunque stupito il fatto che anche nella periferia nord di Tunisi vi sia una certa concentrazione di islamici».
Ho letto che la campagna elettorale di Ennahda è piuttosto generosa nei confronti della gente. È vero?
«Sì, stanno cercando di radunare attorno a loro il maggior numero di persone e per questo si mostrano generosi, regalando dei soldi alla gente povera o offrendo dei matrimoni gratuiti alle famiglie».
Il partito Tahrir dei salafiti non è stato legalizzato. Non vi è il rischio che se un partito politico o religioso è tenuto lontano dalle elezioni, poi cerchi di sostenere le proprie idee con la violenza?
«Certo, il rischio esiste. E lo provano le violenze che vi sono state la settimana scorsa da parte degli estremisti salafiti di Tahrir a seguito della diffusione da parte di una Tv privata del film “Persepolis”. Quando il film era stato proiettato nelle sale cinematografiche
non era successo nulla, ma ora viste le circostanze (la campagna elettorale, n.d.r.) la reazione è stata un’altra. Non è ufficiale, ma tutti qui dicono che i salafiti di Tahrir sono il braccio armato di Ennahda. Anche se i dirigenti di Ennahda dicono che sono contro la violenza e condannano sempre gli atti estremi, la gente sa che i salafiti di Tahrir sono il loro braccio armato e tutti hanno paura di questo».
Sono numerose le formazioni politiche in lizza per il voto di domenica. Si dice che questa frammentazione politica renderà più facile il successo degli islamici.
«Nei mesi passati la frammentazione politica era più ampia di quanto lo sia ora. Poi in vista dell’avvio della campagna elettorale si sono create delle alleanze tra partiti e altre formazioni si stanno organizzando per annunciare un’alleanza subito dopo le votazioni, in quanto tutti hanno capito che per contrastare l’avanzata degli islamici e per vincere le elezioni occorre creare delle alleanze; questo è diventato molto chiaro nella testa dei politici».
Crede che la comunità internazionale possa fare qualcosa per aiutare la giovane democrazia tunisina?
«Se riusciremo a sviluppare un sistema democratico, quello lo si farà da noi. L’esperienza di altri Paesi è importante, ma non possiamo copiare un sistema democratico straniero ed applicarlo in Tunisia. Quindi la comunità internazionale non può aiutarci in questo ambito. La democrazia deve nascere dalla Tunisia e dagli stessi tunisini. Spetta a loro crearla».
I tunisini sono intimoriti dagli islamici?
«I tunisini non hanno paura della religione islamica, hanno paura degli estremisti islamici. Io sono molto credente, sono musulmana, ma non accetto la violenza dei salafiti che contraddice il valore essenziale dell’Islam. Per capire quanto dico le farò un esempio. Nel mio quartiere vive una coppia di giovani medici che da un giorno all’altro si sono trasformati: lui ha fatto crescere la barba e lei indossa il niqab. Tuttavia hanno mantenuto il loro rapporto umano e i contatti nel quartiere. Sono miei vicini di casa e un giorno mi hanno invitato a una loro cerimonia familiare anche se io ero vestita con degli shorts. In quell’occasione ho pensato che è in questa direzione che bisognerebbe andare; ognuno ha la libertà di vestirsi come vuole, ma rispetta anche la libertà degli altri. La mia vicina di casa mi ha rispettato anche se io vestivo degli shorts, mentre io rispetto lei anche se gira indossando il niqab. La gente deve comprendere che è questo il modo d’agire. Sfortunatamente la maggior parte degli islamici non rispetta questo modo di pensare e sinceramente ho paura per l’esito del voto di domenica». Migotto Osvaldo
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It was a shock when I woke up on a phone call from my parents in Cairo, informing me that our old neighbor got stabbed to death in her bed before killers stole her jewelry. Then they jumped on our roof, entered my bedroom and stole few things from it. Luckily for my parents next door, my bedroom’s door was locked! I could have been in my bedroom this night. They could have killed me too.
It is strange how one sometimes think, it is not going to happen to me, I am “safe” and sound! The truth is you are not! Anyone of us can be in such situation. Talking about being at the wrong time in the wrong place.
This was not the first time I hear about neighbors getting stolen from. But it is a first to hear about a killing happening in our neighborhood, which is considered quite a safe but also a “bourgeois” neighborhood.
Such incidents exist in the egyptian society, I tend to think, for the past 59 years but it got even worse during the ruling of Mubarak & Family & Co !
My thoughts particularly go now to the security in a post-revolution era, the reconstruction of a whole new system which has to be done, especially in the education field, for Egypt still counts, according to UNICEF, almost 72% literacy rate. It seems to me that it will take us more than a decade to rebuild the country, restore security and do the necessary reforms. Undoing the corruption and the wide social injustices is not impossible but it will take time.
Today, I feel I have a new life, I can even say that I am reborn today.
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Aujourdhui le 5 Mars et quleque jours avant la journee de la femme le 8 Mars j’ai parti dans une marche pour les femmes a Trocadero a Paris comme independente ,j’ai parti avec le drapeau Egyptien pour rappler le monde de la role del la femme Egyptienne contre l’injustice et la pour la Liberte en Egypte et pour soutenir les femmes Arabe dans les revolutions
La Marche s’arretait devant l’ambassade de l Egypte Au Bout de la Marche une femme qui s’appel Maya Surduts avec un group qui s’apple CNDF parlaient dans le micro elle disait qu’elles ont fait une delegation et elles ont rencontre L’ambassadeur d’ Egypte à Paris, M. Nasser Kamel pour parler sur les femmes Egyptiennes
Quand j’ai demande la parole pour expliquer que Nasser Kamel ne me represente pas comme Egyptienne et qu’il fait parti du regime de Moubarak et et qu’il a soutenu Mubarak et qu’il a meme nie que la police a tire sur les manifestants en disant que ” le 25 janvier a minuit la police a du intrevienir avec des methodes qui sont utilise dans les pays democratique ,et que la police n’avait meme pas des armes a feu ni des matriaque parce que en Egypte on gere pas les manifetstaion de tel maniere on les gere avec un certain professionalism”
Maya Surduts a refuse de me donner la Parole et elle avec une autre ont essaye de me faire taire et de m’eloigner .
Shahinaz Abdel Salam
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