While in Algeria two bombs exploded causing more than 70 deaths and in Lebanon a car burst caused 4, including a General of the Lebanese Army, in Rome took place the conference entitled “Fighting for Democracy in the Islamic World“. This conference wanted to be the natural continuation of the previous one made in Prague six months ago in which it was signed a “Charter of Human Rights.”
The conference was attended by various politicians, like Gianfranco Fini and José Maria Aznar, who belong to political groupings I don not agree with, as well as the promoters and especially one of the moderators, some Natan Sharansky, the ideologue of forced democratization “with the tip the rifle.” This is to explain the kind of atmosphere where I was.
However, I wanted to go there because there was among the invited Bernard Lewis, but especially dissidents of some totalitarian countries of the Middle East.
The questions around which ran all were:
- Democracy is exportable?
- Islam and democracy are compatible?
By Bernard Lewis, it is important to understand not whether Islam and democracy are compatible as if religion is compatible with democracy. The real change can come only from the same Islam. Not only that but this is a challenge for all of us. So essentially we are all involved because otherwise Islamic world will destroy itself and destroy us. It is an opinion a bit strong that I am unable to share, even if I can share the fact that the process should be done from the inside.
Egypt
Starting from the declarations by Lewis, begins his speech Saad Eddine Ibrahim who, after having been to Alexandria I couldn’t wait to hear. He is an Egyptian sociologist arrested in 2000 and sentenced to 7 years in jail for having spoken badly about Hosni Mubarak and his son Gamal, his likely successor to the “presidency”. Saad was then acquitted by every allegation in 2003. He says: “Help us to democratize our society before the dark forces destroy us and destroy you too.” According to him, for an activist democracy is a priority, there is no other choice. Islam has nothing to do with all this, because the majority of Muslims live in democratic countries like Indonesia, Bangladesh, India, Turkey, Malaysia, Nigeria. We always look instead to the Arab world only. But there are many Islamic countries such as Egypt, Syria, Algeria and Sudan, which are still under dictatorships. The Egypt had had a great modernizing in Naser that in the’60s had led to the parliamentary elections. Now the situation is very different: no matter whether or not there is compatibility between Islam and democracy, according to Saad if you are not democratic, you can learn to become one, the fact remains that we have no choice.
Syria
By Farid Ghadri, famous head of Syrian resistance to dictatorship Assad, a repressive regime is a sign of weakness. When a state is not strong it uses repression. In Damascus 22 dissidents have just been put in prison, for Farid it means that Syria at the moment is week. If we think that Bashar, as a result of having studied abroad, will be the bearer of a process of democratization and opening of the country, we are wrong. His father called him at back to Syria to teach him how to became a dictator and all that can have learned abroad is not served at all. Great supporter of peace with Israel, Farid says that the Syrians want peace with Israel, the only Bashar doesn’t.
Lebanon
Finally, I want to mention the intervention of Lebanese Kassem Jaafar, analyst of Strategy and Defense, who has speak out on issues of Lebanon, on all attempts to elect a president that failed. he has spoken about Hezbollah, that still represent the Syrian an Iranian threat to the democratic government of Lebanon. There is a great danger of attacks (the attack of this morning had not happened yet), but what Europe and others do for helping them? Could it be that the only suggestion is to ask Syria to “help” Lebanon to the elections but without “interfering”? But “help” does not mean maybe “interfere”?
Finally I can say that the conference was certainly very interesting but I am not able to understand what can we practically do to “export” democracy, how can people act concretely from within the dictatorships cited if people that step towards this direction or jumps in the air, or is tortured in prisons or must flee abroad. How do I fight against regimes that have a police and army so strong as to make impossible any initiative? What can we do concretely?
Perhaps a small light can be glimpsed through the net?
(sorry for my English)
Mentre in Algeria esplodevano due bombe che provocavano più di 70 morti e in Libano scoppiava un’autobomba che ne provocava 4, tra cui un generale dell’esercito, a Roma si svolgeva la conferenza dal titolo “Fighting for Democracy in the Islamic World“. Tale conferenza vuole essere la continuazione naturale di quella precedente fatta a Praga sei mesi fa nella quale era stata sottoscritta una “Carta dei Diritti Umani”.
Alla conferenza hanno partecipato vari esponenti politici, come Gianfranco Fini e José Maria Aznar, che appartengono a correnti politiche che non condivido, come pure i promotori e soprattutto uno dei moderatori, un certo Natan Sharansky, l’ideologo della democratizzazione forzata “con la punta del fucile”. Questo per spiegarvi il tipo di atmosfera in cui mi trovavo.
Tuttavia ci sono voluta andare perché tra gli invitati c’era Bernard Lewis, ma soprattutto c’erano dissidenti di alcuni paesi totalitari del Medio Oriente.
I quesiti attorno a cui giravano tutti sono stati:
- La democrazia è esportabile?
- La religione islamica e la democrazia sono compatibili?
Per Bernard Lewis, è importante capire non tanto se Islam e Democrazia sono compatibili quanto se la religione è compatibile con la democrazia. Il vero cambiamento può venire solo dallo stesso Islam. Non solo ma questa è una sfida che dobbiamo raccogliere tutti. Quindi in sostanza siamotutti coinvolti perché altrimenti si distruggeranno e ci distruggeranno. E’ un’opinione un po’ forte che non mi sento di condividere, anche se posso condividere il fatto che il processo debba avvenire dall’interno.
Egitto
Partendo dalle affermazioni di Lewis, inizia il suo intervento Saad Eddine Ibrahim, che dopo essere stata ad Alessandria non vedevo l’ora di ascoltare. E’ un sociologo egiziano arrestato nel 2000, condannato a 7 anni di prigione per aver parlato male di Hosni Mubarak e del figlio Gamal, suo probabile successore alla “presidenza”, poi scagionato da ogni accusa nel 2003. Saad dice: “Aiutateci a democratizzare la nostra società prima che le forze oscure ci distruggano e distruggano anche voi”. Secondo lui, per un attivista la democrazia è una priorità, non c’è altra scelta. L’islam non c’entra in tutto questo, prova ne sia che la maggioranza dei musulmani vive in paesi democratici come Indonesia, Bangladesh, India, Turchia, Malesia, Nigeria. Noi invece guardiamo sempre alla parte araba del mondo islamico dove esistono molti paesi come Egitto, Siria, Algeria e Sudan, che si trovano ancora sotto dittature. L’Egitto aveva avuto in Naser un grande modernizzatore che negli anni ‘60 aveva portato alle elezioni parlamentari. Adesso la situazione è molto diversa: non importa se c’è o meno compatibilità tra islam e democrazia, secondo Saad se non si è democratici, si può imparare a diventarlo, resta il fatto che non abbiamo altra scelta.
Siria
Per Farid Ghadri, famoso capo della resistenza siriana alla dittatura di Assad, più un regime è repressivo più è debole. Quando uno stato è forte non usa la repressione. A Damasco sono appena stati messi in prigione 22 dissidenti, per Farid questo è un segno di debolezza. Se noi pensiamo che, per il fatto di aver studiato all’estero, Bashar possa essere portatore di un processo di democratizzazione del paese e di apertura, ci sbagliamo. Il padre lo ha richiamato in patria per insegnargli il mestiere del dittatore e tutto quello che ha studiato fuori non è servito a niente. Grande sostenitore della pace con Israele, Farid sostiene che i siriani vogliono la pace con Israele, è solo Bashar non la vuole.
Libano
Da ultimo voglio citare l’intervento del libanese Kassem Jaafar, analista Strategico e di Difesa, che si è soffermato a parlare dei problemi del Libano, di tutti i tentativi falliti di eleggere un presidente, e degli Hezbollah, che rappresentano ancora la minaccia siriana e iraniana al governo democratico libanese. C’è un grande pericolo di attentati (ancora non era avvenuto quello di stamattina), ma cosa fanno l’Europa e gli altri? Possibile che l’unico suggerimento sia chiedere alla Siria di “aiutare” il Libano a fare le elezioni ma senza “interferire”? Ma “aiutare” non vuol dire forse “interferire”?
Per concludere posso dire che il convegno è stato sicuramente molto interessante ma non sono riuscita a capire come si faccia nella pratica a “esportare” la democrazia, come si fa ad agire concretamente dal di dentro nelle dittature citate se chi muove un passo verso questa direzione o salta per aria, o viene torturato nelle prigioni o deve scappare all’estero. Come si fa a lottare contro regimi che hanno una polizia e un esercito talmente forte da rendere impossibile qualsiasi iniziativa? Cosa possiamo fare noi concretamente?
Forse una piccola luce si può intravedere attraverso la rete? §Quanto può influire Internet?

6 responses so far ↓
1 Shahinaz Abdel Salam // Dec 12, 2007 at 11:14 pm
thanks for telling us what u saw in that conference ,it sounds very interesting ,and for me Saad el Din Ibrahim is a great sociologist and activist that i admire .
2 Barbara Brown // Dec 13, 2007 at 3:51 pm
your post is really interesting. unfortunatly I cannot answer your question but maybe one day we will have answers for this
Brava Carolina! continua così
3 laura camis de fonseca // Dec 15, 2007 at 10:34 am
Buongiorno.
Sono stata una delle promotrici e finanziatrici del convegno di Roma.
Vorrei dire la mia su tre argomenti:
1 - Sharansky è stato un grande conbattente per la libertà propria e degli altri. Ora che è libero ed influente aiuta i dissidenti di altri paesi, inclusi i Palestinesi. Consiglio di andare a leggere le informazioni su Sharansky in Wikipedia. Si vedrà che definirlo l’ideologo dell’esportazione della democrazia sulla punta del fucile è non soltanto riduttivo, ma inesatto.
2 - Se i politici ‘di sinistra’ non rispondono all’appello dei dissidenti, accettiamo il dialogo con i politici che ci danno ascolto. Il problema non è dei dissidenti, ma di quei politici ‘di sinistra’ che non perdono l’occasione di perdere l’occasione di aiutare i democratici non conformisti e non schierati.
3 - I promotori del movimento dei dissidenti del mondo islamico sono proprio N. Sharansky e Vaclaw Havel: due grandi dissidenti del regime sovietico ora giunti al potere, che sono convinti che soltanto aiutando i dissidenti che si battono per la democrazia nei propri paesi si può fare qualchecosa di utile per quei paesi. Loro hanno vissuto questa esperienza personalmente, l’hanno patita nella propria carne, e sono convinti che dar voce all’estero a queste persone è il miglior modo per aiutarle, per alimentare la loro fiducia, perchè mantengano la forza di continuare la loro battaglia. Ed è anche un modo per rafforzarli di fronte ai regimi nei loro paesi, che hanno qualche timore a incarcerarli o ucciderli, se sanno che attorno a loro c’è un vasto movimento di opinione, di cui tener conto.
Ecco che cosa possimo fare noi per loro e per i loro paesi: dar loro voce, dar loro fiducia, dar loro la consapevolezza di non essere soli.
Grazie. Cordialmente
Laura Camis de Fonseca Torino
1 - mi pare riduttivo definire Sharansky l’esportatore della democrazia in punta di fucile. Sh
Sharansky
4 LM (Beirut, Lebanon) // Dec 15, 2007 at 11:12 pm
Noone can “export” democracy, except the citizen of the country themselves. If they are not convinced that democracy is the best way of ruling a country, than it will never prevail.
Religion is also, very often, exploited to prevent democracy from spreading.
5 francesca paci // Dec 17, 2007 at 10:01 am
sono appena tornata da beirut dove sono stata a fare un reportage sulla situazione dei cristiani: non è affatto semplice. i cristiani (democratici, ovviamente) sono in difficoltà per l’avanzata del potere “islamista” ma lo sono anche molti musulmani che non vogliono ad arrendersi ad accettare passivamente il binomio tra il loro credo e l’oscurantismo. mi spiegano - loro - che l’islam sta affrontando ora lo scontro per le idee e la ragione, la sfida dell’illuminismo, e come in ogni rivoluzione ci sono forti spinte controrivoluzionarie. quel che mi chiedono è come mai le forse laica e di sinistra dell’occidente si schierino con troppa disinvoltura dalla parte della controrivoluzione semplicemente perchè si proclama antiamericana… non so cosa rispondere e arrossisco.
6 carolinapop // Dec 18, 2007 at 2:10 pm
Sicuramente il giudizio su Sharansky è riduttivo ed è certamente lodevole il suo impegno per la libertà e il suo sostegno ai dissidenti: per fortuna che c’è Sharansky ad offrire loro l’occasione di parlare. Al tempo stesso non posso condividere il suo pensiero secondo cui la democrazia vada imposta, tra l’altro gli Stati Uniti non nascondono di ispirarsi alle sue teorie quando poi decidono di ‘imporre la democrazia’.
Ma poiché non volevo parlare di lui in particolare ho peccato di superficialità.
Per quanto riguarda il vuoto che c’è nella sinistra rispetto al tema trattato nella conferenza sono perfettamente d’accordo con lei e me ne dispiaccio molto.
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